LATINORUM - LETTERATURA - AUTORI - TERENZIO
La vita
Originario di Cartagine, la cronologia della sua nascita è incerta. Sarebbe nato nel 185/184, ma la data è dubbia perché il 184 sarebbe anche l’anno di morte di Plauto. Ora, era consuetudine del genere biografico associare ad una medesima data eventi riguardanti autori eccellenti nello stesso campo: si dice, ad esempio, che Eschilo, quarantacinquenne, partecipò alla battaglia di Salamina del 480; che Sofocle, sedicenne, guidò il peana nella celebrazione della stessa vittoria e che Euripide nacque proprio in quell’anno. Per quanto riguarda Terenzio, dunque, è probabile che l’anno della sua nascita vada anticipato di circa un decennio.
Giunto a Roma come schiavo al seguito del senatore Terenzio Lucano (non è chiaro in quale circostanza), tutte le fonti antiche concordano nel tramandare la notizia dei suoi stretti rapporti con Scipione Emiliano e il suo circolo.
Morì, secondo le fonti, nel 159, nel corso di un viaggio culturale in Grecia.
Le opere
La tradizione manoscritta ci ha conservato integralmente sei commedie:
Andria
Hècyra
Adelphoe
Heautontimorùmenos
Eunuchus
Phormio
Poetica, stile e lingua
Come sappiamo, fu Plauto il primo, grande codificatore del genere comico. La sua era una commedia fresca, basata sull’avvicendarsi di personaggi stereotipati che, avvalendosi di un lessico scoppiettante, mettevano in scena episodi comici destinati all’intrattenimento popolare.
Ferma restando l’aderenza a questa codificazione del genere, il teatro comico di Terenzio risulta dominato da una maggiore attenzione per l’introspezione, per l’approfondimento dell’umanità dei suoi personaggi. Questa tendenza si spiega, oltre che in riferimento ad un’evoluzione del genere stesso, anche nell’ottica di una maturazione del pubblico: l’autore non deve più rispondere soltanto alle esigenze di intrattenimento di un uditorio dalle modeste pretese, ma anche alle richieste di una certa élite nutrita dalla cultura greca. É bene precisare, tuttavia, che quello di Terenzio rimane pur sempre uno studio del ‘tipo’ individuale, non dell’individuo.
Nel prologo dell’Heautontimorùmenos Terenzio contrappone, poi, sempre in polemica con il teatro di Plauto, una commedia stataria, ‘statica’, a una commedia motoria (questa definizione si trova nel commento a Terenzio di Elio Donato, IV sec. d.C.). Si rifiuta la movimentata farsa popolare di Plauto.
Il linguaggio di Terenzio non potrebbe essere più lontano da quello di Plauto: come ha osservato Alfonso Traina, in sei commedie di argomento amoroso, la parola ‘bacio’ non compare più di due volte. In questa prospettiva, lo stile di Terenzio è riconducibile a quello della conversazione quotidiana, anche se in chiave alquanto idealizzata.