LATINORUM - LETTERATURA - AUTORI - TACITO
La vita
Tacito nasce intorno al 55 d.C. a Terni o, secondo altri, nella Gallia Narbonense o Cisalpina. A Roma, dove si reca per compiere i suoi studi, sposa la figlia di un alto ufficiale dell’esercito, Giulio Agricola, la cui autorità lo faciliterà nella sua carriera politica. Tacito percorre regolarmente le tappe del cursus honorum, ricopre un importante incarico in Gallia o in Germania, ottiene il proconsolato d’Asia nel 112/113. Negli ultimi anni della sua vita si dedica alla stesura delle opere più importanti, Annales e Historiae. Muore intorno al 117 d.C.
Le opere
Alla figura del suocero, Tacito dedica una biografia intitolata De vita et moribus Iulii Agricolae: le caratteristiche principali di Agricola sono il modus, la giusta misura nelle cose, e la prudentia, la temperanza. Con quest’opera Tacito fornisce il ritratto morale di un uomo ineccepibile, dotato di quelle qualità che un principe illuminato dovrebbe possedere (e che Domiziano non possedeva).
Successiva alla stesura della biografia di Agricola è la composizione del trattato De origine et situ Germanorum (meglio noto come Germania): nella semplicità dei barbari Tacito ravvisa quelle che erano state le qualità dei romani antichi; alla loro schiettezza e vitalità fa da contraltare la decadenza di costumi di Roma.
Il Dialogus de oratoribus riproduce, sul modello dei dialoghi filosofici di Cicerone, una conversazione avvenuta tra il 75 e il 77 d.C., in casa del retore e tragediografo Curiazio Materno, cui presero parte, oltre allo stesso Tacito, Mario Apro, Vipstano Messalla e Giulio Secondo. Si parla di eloquenza, di poesia, ma si fa strada anche l’idea che la parola possa esprimersi solo in un regime di libertà, o meglio, di anarchia. A ciò si contrappone la tesi secondo cui non ci può essere tranquillità senza un principe (è questa l’opinione dello stesso autore).
Le Historiae, nella parte che la tradizione ci ha conservato, narrano le vicende degli anni 69-70 d.C., dal cosiddetto ‘anno dei 4 imperatori’ alla rivolta giudaica sedata da Tito. L’opera completa si sarebbe estesa sino al 96, ultimo anno di principato di Domiziano.
Gli Annales (Ab excessu divi Augusti libri) ci sono giunti mutili: se i libri I-IV si sono interamente conservati, possediamo solo frammenti del V e del VI; integri i libri dall’XI al XVI. Partendo, come dice il titolo stesso, dalla morte di Augusto, il racconto procede fino al 66 d.C. (quartultimo anno del principato di Nerone).
Nel passaggio dalle Historiae agli Annales, il pessimismo di Tacito tocca il suo apice: il suo spirito fondamentalmente repubblicano, costretto all’accettazione del principato come unica possibile via di salvaguardia dagli orrori delle guerre civili, si trova a fare i conti con gli anni più oscuri dell’impero di Domiziano (Tacito giunge ad invidiare la morte del suocero avvenuta in tempi ancora relativamente tranquilli). Gli stessi ritratti dei principi sono indicativi della sua visione della realtà: Tiberio è rappresentato come un ipocrita, Caligola come un pazzo, Claudio come un inetto, Nerone come un megalomane…La sua storiografia vede il male nella natura dell’uomo: iniziata la decadenza, non c’è possibilità di miglioramento.
Lo stile
Il suo stile è breve e conciso, caratterizzato, tuttavia, per una certa predilezione per gli arcaismi e per una sintassi irregolare, fatta di antitesi, correzioni e, alternate a periodi più o meno lunghi, sententiae fulminee, spesso estremamente ermetiche anche dal punto di vista sintattico. Nella disarmonia del suo stile si ravvisa il disordine della sua epoca. Negli ultimi libri degli Annales, il periodare di Tacito si fa più misurato e regolare.