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LATINORUM - LETTERATURA - AUTORI - SENECA

  • La vita



  • Discendente di una prestigiosa famiglia originaria di Cordova, Seneca nasce intorno al 4 a.C. Le possibilità familiari gli aprono la strada per una buona educazione retorica e filosofica che il giovane Lucio potrà mettere a frutto, intraprendendo la carriera di oratore e avvocato, immediatamente dopo un viaggio in Egitto compiuto al seguito di uno zio prefetto. Il presunto coinvolgimento in una losca vicenda di corte gli vale la condanna all’esilio in Corsica da parte di Claudio. Richiamato a Roma, è nominato da Agrippina tutore del giovane Nerone (49 d.C.). A seguito dell’assassinio di Agrippina voluto dallo stesso Nerone, Seneca si ritira a vita privata: ma i rapporti col principe sono già compromessi. Ritenuto coinvolto nella ‘congiura di Pisone’ (65 d.C.), viene costretto al suicidio.

  • Le opere



  • Al periodo degli inizi della carriera forense appartengono molto probabilmente alcune delle nove tragedie di ambiente greco (coturnate) che la tradizione attribuisce a Seneca: Hercules furens, Tròades, Phoenissae, Medea, Phaedra, Oedipus, Agamemnon, Thyestes, Hercules Oetaeus. I modelli di Seneca sono le tragedie greche dell’età classica.

    Oltre a queste, la tradizione tramanda una decima tragedia sotto il nome di Seneca, l’Octavia: di argomento storico, racconta la triste Vicenda della moglie di Nerone fatta uccidere dall’imperatore.

    A Claudio è dedicata infine l’opera satirica intitolata Apokolokyntosis (nota anche come Ludus de morte Claudii o Divi Claudii apotheosis per saturam): si tratta della parodia dell’apoteosi del principe di cui si immagina una triste condanna agli inferi in qualità di schiavo del nipote Caligola.

    I 12 libri dei Dialogi comprendono un cospicuo gruppo di scritti filosofici:

    Di orientamento stoico:



    • De constantia sapientis: sull’imperturbabilità del saggio;

    • De tranquillitate animi: il saggio che vuole partecipare alla vita politica deve tenere un comportamento flessibile;

    • De otio: il saggio è costretto a ritirarsi di fronte alla gravità assoluta della situazione politica;

    Sulle passioni dell’uomo e sulla felicità (è possibile trarre felicità dai beni materiali?):

    • De ira

    • De vita beata: la felicità non dipende dalle ricchezze, ma le possibilità economiche possono facilitare chi intenda dedicare la sua vita alla ricerca della virtù.

    Sul problema del passare del tempo (e, di conseguenza, sulla necessità di sfruttarlo correttamente, alla ricerca della saggezza) e della provvidenza stoica (esiste un ‘progetto’ per l’uomo, ma i malvagi sembrano sempre avere la meglio):



    • De brevitate vitae

    • De providentia: nulla di male può accadere all’uomo buono; le avversità che dobbiamo fronteggiare non sono altro che prove cui ci sottopone la volontà divina per migliorarci.

    Le tre Consolationes:

    • Consolatio ad Marciam: per consolare la figlia dello storico Cremuzio Cordo della morte del figlio;

    • Ad Helviam matrem: dedicata da Seneca alla propria madre per rassicurarla sulla sua condizione di esule;

    • Ad Polybium: per consolare un liberto di Claudio della morte di un fratello e, indirettamente, per riavvicinarsi all’imperatore.

    All’importanza degli atti di generosità e ai legami che da questi nascono è dedicato il De beneficiis, mentre del bisogno di un sovrano illuminato si occupa il De clementia.

    Ai primi anni del ritiro corrispondono poi le Naturales quaestiones, opera in cui sono affrontati problemi relativi a fenomeni naturali, anche celesti.

    Ultima opera, a noi giunta incompleta, è la raccolta delle Epistulae ad Lucilium. Queste lettere contengono una serie di consigli per Lucilio, amico di Seneca e procuratore della Sicilia. Seneca lo esorta all’introspezione e alla pratica quotidiana della filosofia.

  • Lo stile



  • Lo stile di Seneca è stato spesso paragonato a quello della conversazione: nulla della regolarità del periodare ciceroniano si ritrova in Seneca, che si caratterizza invece per un frequento uso di antitesi, ripetizioni e nessi sintattici impliciti. Tipiche dello stile di Seneca sono poi lapidarie sententiae cui è affidato il compito di veicolare importanti verità.