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LATINORUM - LETTERATURA - AUTORI - Plauto

  • La vita



  • Titus Maccius Plautus nacque a Sarsina , centro dell’Appennino tosco-emiliano, fra 255 e 250 a.C.
    E’ quasi certo che Maccius e Plautus siano in realtà due soprannomi: il primo sarebbe un riferimento a Maccus nome di una maschera (“lo sciocco”), il secondo sarebbe un riferimento ai “piedi piatti” del commediografo.
    Secondo Varrone ventuno sarebbero le commedie sicuramente plautine, a fronte dei ben 130 drammi a lui attribuiti.
    Come ci informa Cicerone, Plauto morì nel 184 a.C.

  • Principali commedie plautine

  • Amphitruo : l’autore stessa la definisce tragicommedia. Giove invaghitosi di Alcmena, moglie di Anfitrione la seduce assumendo le sembianze del marito, partito per la guerra. Giove è accompagnato da Mercurio che assume le sembianze di Sosia,servo di Anfitrione. Al suo ritorno a casa Anfitrione vuole ripudiare la moglie colpevole di adulterio, ma a garantire il lieto fine è Zeus che spiega l’accaduto e preannuncia un parto gemellare per Alcmena: un figlio sarà del vero Anfitrione (Ificle), l’altro sarà di Zeus (Ercole).

    Menaechmi : la trama è fondata sui ripetuti scambi di persona fra due gemelli (i Menecmi) che alla fine della commedia si ricongiungeranno perché erano l’uno alla ricerca dell’altro.

    Mercator : Carino e suo padre, prototipo del senex libidinosus, si innamorano di una serva. Dopo imbrogli e colpi di scena, la ragazza potrà finalmente stare con Carino grazie all’intervento della madre che dopo umilia e punisce il marito.

    Miles gloriosus : il giovane ateniese Pleusicle si innamora della cortigiana Filocomasio che però viene condotta a Efeso Pirgopolinice, soldato millantatore e sciocco al punto da lasciarsi ingannare da Palestrione, schiavo di Pleusicle.
    Palestrione infatti, convince Pirgopolinice a liberare Filocomasio, perché un’altra cortigiana spasima per lui. Pleusicle, Filocomasio e Palestrione possono tornare ad Atene, dopo le legnate inferte al soldato spaccone.

  • Plauto e i modelli greci


  • Punto di riferimento per la produzione comica plautina è il mondo greco, in particolare la commedia neà (“nuova”) di Menandro, Difilo e Filemone.

    Lo stesso Plauto chiarisce i rapporti con i suoi modelli, con l’espressione vertere barbare.
    Plauto cioè, “traduce” i modelli greci, ma con grande libertà: lasciando inalterati i personaggi e le situazioni stereotipe (a cui il pubblico era già abituato), li utilizzava per dare alla commedia un senso scenico completamente nuovo.
    L’avverbio barbare serve a mettere in evidenza la componente latina delle commedie, che rispetto agli originali greci, finivano per avere identità e connotati assolutamente nuovi.

    Ricorrente è l’uso della contaminatio , l’uso cioè, di elementi tratti da due o più modelli diversi, che fusi in un'unica trama davano vita ad una nuova commedia.

  • Personaggi e intrecci


  • Le commedie plautine portano in scena situazioni ricorrenti in cui agiscono personaggi di tipologia altrettanto consueta.

    Le trame di solito, partono dal contrasto per il possesso di un bene (una donna, una somma di denaro…) .
    Un adulescens si innamora di una ragazza che però non può sposare, o perché protetta dal leno (“lenone”) o perché di modeste condizioni sociali.
    Altri possibili ostacoli sono: la lena (versione femminile del leno), il miles (soldato stupido e innamorato della fanciulla in questione) e il senex, padre dell’adulescens che di solito non concede al figlio il denaro necessario per liberare l’innamorata e che in altri casi (Mercator) si innamora della stessa incorrendo però nelle punizioni dell’energica uxor (la moglie).

    Motore dell’azione sono il parassita e il servo: il primo è pronto a tutto pur di garantirsi il posto a una ricca mensa, il secondo ama architettare imbrogli e piani per il suo padroncino, di solito l’adulescens.

    In altri casi il lieto scioglimento della vicenda è garantito dal “caso”, come nella tipica commedia menandrea, con il meccanismo dell’agnitio, il riconoscimento: la prostituta si scopre di nascita libera, quindi libera anche dal lenone; la fanciulla di umili origini si scopre di nobili natali e così via…

    Anche da questo breve schema emerge la “carica eversiva” delle commedie plautine, ricche di battute salaci e di ritratti poco edificanti. Ad annullare l’irriverenza plautina è l’ambientazione grecizzante, la presenza di tipi stranieri alla società romana (il parassita, il soldato mercenario) e la concezione dello spettacolo comico come semplice momento di intrattenimento e spensieratezza.

  • Strumenti della comicità plautina


  • Plauto garantisce la vis comica dei suoi drammi attraverso vari espedienti, i più importanti sono: la parodia, che colpisce personaggi e gerarchie sociali ;
    lo scambio di persona sfruttato ad esempio nell’Amphitruo o nei Menaechmi;
    il linguaggio che spesso non è adatto allo statuto del personaggio (p. es un servo usa espressioni elevate e ridondanti) e che si colora di “nomi parlanti” e termini inventati (p. es “Arraffaquattrini”, “Contapanzane”…).

  • Lingua e stile


  • Il linguaggio della commedia plautina è “pirotecnico”.
    L’autore innesta sulla base del sermo familiaris (la lingua della conversazione quotidiana) termini ed espressioni proprie del registro umile (spesso anche volgari), ma anche quelle tipiche del lessico giuridico e in genere elevato.

    Abbondante è l’uso delle figure retoriche, soprattutto dell’iperbole, dell’allitterazione, del poliptoto, dell’anafora.

    Va ricordato, inoltre, che la commedia plautina è un’azione continua, che manca di pause programmate, presenti invece nella commedia greca: a permettere lo sviluppo ininterrotto della trama non sono solo le parti recitate, ma anche le parti cantate (i cantica) che nel mondo greco servivano solo a commentare le vicende, senza permetterne l’evoluzione.

    I metri utilizzati nelle commedie sono innumeri , ma i principali sono due: il senario giambico e il settenario trocaico.