LATINORUM - LETTERATURA - AUTORI - LUCILIO
La vita
Lucilio nacque a Sessa Aurunca da una famiglia di rango equestre nel 168 o nel 180 a.C. Partecipò all’assedio di Numanzia, durante la terza guerra punica, al seguito di Scipione Emiliano, di cui fu amico insieme a Gaio Lelio.
Si dedicò alla stesura delle Saturae a partire dal 130 a. C., denunciando i vizi e le debolezze della buona società, senza esitare a indicare i nomi dei suoi famosi bersagli.
Morì nel 103 o nel 102 a.C.
Data l’insufficienza di notizie sulle satire attribuite a Ennio, Lucilio va considerato l’inventor della satira, genere letterario di cui Quintiliano affermerà con orgoglio la paternità latina (satura quidam tota nostra est).
La grande estensione dell’opera, ben 30 libri e i riferimenti alla letteratura greca denunciano l’impegno dell’autore che ha rinunciato a generi più impegnativi (tragedia, epica…) per conciliare i suoi impegni di cittadino con l’interesse letterario.
Lucilio in quanto inventor, fissa i caratteri che poi diverranno tipici della satira latina:
l’uso dell’esametro e l’interesse per la critica di costume.
I modelli dell’autore sono da ricercare nella commedia (quella greca e quella plautina) e nel giambo greco (Archiloco, Ipponatte…), assai influente è l’ideale poetico ellenistico della poikilìa (“varietà” di temi e toni) offerto dai giambi di Callimaco.
Scarsi e brevi sono i frammenti rimasti.
Libro I: il senatore Cornelio Lentulo Lupo, morto da poco, viene processato dagli dei che individuano in lui la causa di tutti i mali e decidono la sua eliminazione tramite indigestione.
Libro II: processo contro il giurista Q. Mucio Scevola per malversazione nella provincia d’Asia. E’ un attacco a quanti sostituiscono le abitudini latine con quelle greche.
Libro III: Lucilio descrive un viaggio in Sicilia (iter siculum), proponendo il modello della
“satira di viaggio” , poi ripresa da Orazio.
Libro V: un amico rimprovera a Lucilio, tramite una lettera, di non esserlo andato a trovare quando era malato, proponendo il modello dell’epistolografia poetica.
Libro IX - X: polemiche di carattere linguistico e letterario.
Libro XI: riferimenti all’esperienza militare in Spagna, elogi per Scipione Emiliano e critiche per alcuni politici.
Libro XV: attacchi contro gli uomini spaventati da paure irrazionali e dai mostri della letteratura.
Libro XVI: riferimento a una Collira da lui amata, evidente traccia di una componente amorosa, nonostante tratti decisamente misogini emergano nel resto dell’opera.
Libro XX: racconto di un banchetto offerto da Granio .
Libro XXVI: l’autore rilascia una dichiarazione poetica affermando la consapevolezza della propria scelta artistica e la rinuncia a parlare di “serpenti alati e draghi volanti” (il riferimento è alla tragedia).
Libro XXX: riflessioni sul matrimonio, favola del leone vecchio e della volpe, riflessioni sulla virtù di sapore stoico, la virus è infatti presentata essenzialmente come la capacità di scire (di conoscere e saper distinguere).
Orazio lo definisce lutulentus (“fangoso”) a causa dell’abbondanza espressiva e del dettato spontaneo e colloquiale, che lede la scorrevolezza del discorso.
Lo stesso Lucilio motiverà questa mancanza di fluidità con la sua reale partecipazione emotiva al testo ideato (ex prarcordiis ecfero versum).