LATINORUM - LETTERATURA - AUTORI - CICERONE
La vita
Cicerone nasce ad Arpino, nel 106 a.C., da una famiglia appartenente al ceto equestre. La sua educazione fu sin da principio indirizzata alla studio della retorica e della filosofia. Frequentò sin da giovane il Foro dove conobbe personaggi del calibro di Lucio Licinio Crasso e di Tito Pomponio Attico. Dopo aver militato sotto Pompeo Strabone nella guerra sociale (91-89 a.C.), intraprende la carriera di avvocato. Debutta con l’orazione Pro Sextio Roscio Amerino nell’80. Tra il 79 e il 77 è in Grecia e in Asia Minore, dove perfeziona la sua tecnica retorica. Rientrato a Roma, nel 75 ricopre la carica di questore in Sicilia, dove si segnala per la sua onestà, onestà in virtù della quale sarà richiesto dai siciliani stessi, qualche anno dopo, come accusatore dell’esoso propretore Verre che, con la sua avidità, aveva spogliato la provincia delle sue ricchezze. Nel 74 Cicerone entra in senato schierandosi con la fazione dei populares. Nel 63 la fazione aristocratica lo candida al consolato in opposizione a Lucio Sergio Catilina: Cicerone viene eletto. A seguito dello smacco subito, Catilina organizza un colpo di stato (la famosa ‘congiura di Catilina’), che però viene scoperto e denunciato in Senato dallo stesso Cicerone. Per decreto dello stesso console, Catilina e i suoi congiurati, che nel frattempo si erano acquartierati sull’Appennino toscano, vengono condannati a morte. Con la battaglia di Pistoia del 62 ha termine l’esperienza di Catilina. Nel 60, il ‘primo triumvirato’, cioè il patto stretto tra Cesare, Pompeo e Crasso, mette in ombra il prestigio e il potere di Cicerone. Nel 49, allo scoppio della guerra civile tra Cesare e Pompeo, Cicerone parteggia per il secondo, temendo l’ambizione personale di Cesare; ma Cesare, il vincitore della guerra, lo perdonerà. Negli anni della dittatura di Cesare (che avrà fine con la sua uccisione nel 44), tuttavia, Cicerone, non potendo ricoprire incarichi politici, si dedica alla stesura di opere filosofiche. Alla morte di Cesare, Cicerone si schiera dalla parte di Ottaviano contrastando le pretese di Antonio, ma alla stipula del ‘secondo triumvirato’ tra Antonio, Ottaviano e Lepido, il primo pretenderà dal secondo la testa dell’oratore: nel 43 Cicerone è raggiunto a Formia dai sicari di Antonio.
Il pensiero
Il pensiero di Cicerone si declina in modi diversi nelle sue opere. Negli scritti di contenuto filosofico Cicerone non propugna dottrine originali: vaglia il pensiero dei grandi filosofi e si impegna a renderlo accessibile al mondo latino anche dal punto di vista linguistico. Ricordiamo, a titolo di esempio, che parole come qualitas, quantitas ed essentia sono creazioni ciceroniane. Lo strumento espressivo più adottato da Cicerone negli scritti filosofici è il dialogo.
Negli scritti di contenuto politico, invece, la posizione di Cicerone emerge con chiarezza e autonomia rispetto alla tradizione, mostrando una certa preferenza verso la costituzione mista, esprimendo il proprio giudizio sulle leggi dello Stato e declinando i doveri di ciascuno a seconda della propria posizione sociale.
Le opere
Orazioni:
Pro Sextio Roscio Amerino; Actio prima in Verrem; Actio secunda in Verrem (composta da 5 orazioni); Pro lege Manilia o De imperio Gnaei Pompei; Catilinarie; Pro Sestio; Pro Milone; Pro Marcello; Pro rege Deiotaro; Pro Ligario; Filippiche o Antonianae.
Scritti di retorica:
De inventione; De oratore; Orator; Brutus.
Scritti di politica:
De re publica; De legibus.
Scritti filosofici:
I paradossi degli stoici; De natura deorum; De finibus bonorum et malorum; Tusculanae disputationes; Cato maior de senectute; Laelius de amicitia; Academica; De divinatione; De officiis.
Opere poetiche:
Glaucus; Alcyones; Limon; Marius; De consulatu suo.
Epistolario : circa 900 lettere...
16 libri di epistole Ad familiares ;
16 libri di epistole Ad Atticum;
3 libri di epistole Ad Quintum fratrem;
2 libri di epistole Ad Marcum Brutum (di incerta autenticità).
Lo stile
La prosa ciceroniana è caratterizzata da un periodare complesso ma non caotico: la sua peculiarità è la concinnitas, cioè la simmetria, la corrispondenza tra i membri del periodo. I suoi grandi modelli sono la regolarità di Isocrate e la solennità di Demostene. Grande importanza nella sua prosa ha anche il numerus, il ritmo, soprattutto nella parte finale della frase. Ogni incoerenza morfosintattica è estranea al periodare ciceroniano.
Niente di buono, sin dall’antichità, si dice, invece, del suo stile poetico.