LATINORUM - LETTERATURA - AUTORI - CATULLO
La vita
Gaio Valerio Catullo visse probabilmente tra l'84 e il 54 a.C. Svetonio ci dice che il poeta sarebbe nato nell'87 a.C; ma se prendiamo per buona la notizia di Girolamo che lo vuole morto all'età di trenta anni, dobbiamo supporre che Catullo sia morto nel 57. Ma il poeta era certamente ancora vivo nel 55, poiché ci racconta avvenimenti di quell'anno. L'approssimazione 84-54 risulta dunque accettabile. Giunto a Roma in giovanissima età, l' Urbe gli donò la possibilità di conoscere personaggi della levatura di un Tito Lucrezio Caro o di un Cornelio Nepote. Ma, soprattutto, a Roma iniziò la sua relazione con Clodia, la Lesbia dei suoi componimenti. Seconda sorella del tribuno P. Clodio Pulcro, e moglie di Q. Cecilio Metello, rimasta vedova aveva a tal punto sfidato il mos maiorum che Cicerone poté definirla "prostituta sfrontata e provocante". Fonte di ispirazione, come si è detto, dei suoi carmi, Clodia fu anche l'origine della sua disperazione. Nel 57 Catullo si mise al seguito del propretore Gaio Memmio alla volta della Bitinia: qui colse l'occasione di visitare la tomba del fratello. Esito di questo incontro è il carme 101.
L'opera
Il liber catulliano consta di 116 componimenti raggruppabili in tre macro sezioni:
1) NUGAE (letteralmente "sciocchezze", "passatempi"): dal carme 1 al carme 60;
2) CARMINA DOCTA: dal carme 61 al carme 68. Si tratta di carmi di maggiore estensione e impegno stilistico;
3) EPIGRAMMI: dal carme 69 al carme 116. Componimenti brevi, per lo più in distici elegiaci (esametro + pentametro).
La poetica catulliana vede il suo fondamento nel trinomio "amore, amicizia, poesia". In un periodo di grandi sconvolgimenti (Primo triumvirato; guerra gallica; guerra civile tra Cesare e Pompeo) Catullo rilancia il valore dell'otium, inteso non in opposizione al negotium, non come tempo libero dal lavoro, ma come perno dell'esistenza. L'amore in Catullo è esperienza totalizzante, non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto, e qui sta la novità di Catullo, dal punto di vista psicologico (si veda, a proposito, il carme 51). In questa prospettiva, acquisisce importanza il discorso terminologico sulla differenza tra i concetti di "amare", "uri", che designano il trasporto passionale, e di "bene velle", che mette in risalto, al contrario, la componente affettiva di un rapporto amoroso.
Particolarmente interessante ai fini, ancora una volta, di un'analisi del lessico catulliano, è la considerazione dell'applicazione di una terminologia giuridica alla descrizione del rapporto di coppia. Amare ed essere amati comporta l'instaurarsi di un patto. La violazione di questo patto determina la frattura nella misura in cui viene meno la fides reciproca. Concetto cardinale dell'organizzazione sociale latina, la fides vincolava moralmente i contraenti del patto (foedus). Garanti della correttezza del foedus erano gli stessi dei. Violare il patto significa macchiarsi di un'offesa nei confronti della divinità. Agli dei si rivolge Catullo nel carme 76.
Al momento della rottura del patto, il poeta continua ad amare la donna che lo ha tradito: i concetti di "amare" e "uri" non sono in discussione. Ciò che è definitivamente crollato è il "diligere", il "bene velle".
Lo stile
Secondo Catullo la poesia deve essere caratterizzata da brevità, dottrina e raffinatezza. La sua eleganza, di gusto callimacheo, dunque ellenistico, non è vuota, ma si arricchisce talvolta di spunti tratti dal sermo familiaris.