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LATINORUM - LETTERATURA - AUTORI - LUCIO ACCIO

  • La vita e le opere



  • Lucio Accio nacque a Psaurum (Pesaro) nel 170 a.C. figlio di un liberto e fu uno dei massimi poeti tragici latini. Visse per lungo tempo a Roma dove si occupò di letteratura sotto la protezione di eminenti personaggi come Decimo Giunio Bruto Galleco, console nel 138 a.C..
    Non conosciamo la data della sua morte, ma sappiamo per certo che visse a lungo in quanto Cicerone lo conobbe. Per questo si fa risalire la data della sua morte intorno all'85 a.C.

    Di Accio ci sono pevenuti circa 750 versi, 45 titoli tra cui Achilles, Aegisthus, Armorum iudicium, Atreus, Clytaemestra, Medea, Phoenissae, Tereus ...
    . Da menzionare anche le due praetextae: Brutus, nelle quali era esaltato il primo console romano, Lucio Giunio Bruto, che aveva cacciato da Roma Tarquinio il Superbo.

    In Accio troviamo quelle caratteristiche tipiche della tragedia romana, vale a dire: la ricerca della sublimità, la grandiosità magniloquente, l'enfasi retorica, il patetismo, l'accentuata sentenziosità, il gusto dell'orrido e del truculento (come in Ennio). Orrido e truculento presenti soprattutto nelle sue due più importanti tragedie quali l'Atreus e il Tereus che mettevano in scena vicende mitiche di cannibalismo (involontario).

    Dal punto di vista stilistico, possiamo notare che la solennità è ricercata con l'ampiezza dei membri del periodo, con l'abbondanza e quasi il cumulo degli attributi (aggettivi e participi) e con le figure di suono. Da notare anche il frequentissimo uso di allitterazioni.